sabato, Agosto 13, 2022

Fiducia nella tecnologia per un business e una società migliori

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Dalle banche all’intrattenimento, dallo shopping alla ristorazione, la tecnologia non ha mai giocato un ruolo così importante nelle nostre vite. A livello globale, tuttavia, numerosi studi hanno dimostrato che i nostri livelli di fiducia non sono mai stati inferiori. I fattori in gioco sono tanti, e sicuramente dipende dalla situazione internazionale che stiamo attraversando, che tocca molti ambiti. In questo ambiente, tecnologie come l’intelligenza artificiale e l’apprendimento automatico ci vengono spesso presentate attraverso narrazioni distopiche, risultando in una crescente sfiducia nel vero valore e potenziale che possono esprimere.

Gran parte del problema con la fiducia nella tecnologia è che è in gran parte basata sui dati. E, se le aziende desiderano promuovere servizi altamente personalizzati ai propri clienti, sono sempre più preoccupate per come viene raggiunta questa personalizzazione, come vengono utilizzati e monetizzati il ​​loro comportamento online e i dati personali e se tali dati sono validi, Sicurezza. In un recente sondaggio commissionato da VMware[1], due terzi (66%) dei consumatori europei (55% in Italia) hanno ammesso di non sapere chi ha accesso ai propri dati personali o come vengono utilizzati.

Tali preoccupazioni sono inevitabilmente aumentate quando la notizia della violazione dei dati ha fatto notizia, esponendo improvvisamente informazioni private a milioni di persone. Proprio come la sicurezza informatica è diventata una priorità assoluta per molti consumatori, così è diventata la privacy dei dati.

Il dilemma del consumatore
Un altro problema è legato ai cambiamenti nel comportamento dei consumatori. La ricerca mostra che il 58% dei consumatori (44% in Italia) è preoccupato che terze parti vedano dove viaggiano, dove fanno acquisti e cosa acquistano, e quasi la metà (45% in Italia) è preoccupata che le organizzazioni registreranno queste informazioni. fallo sul loro dispositivo. Tuttavia, nonostante queste preoccupazioni, il 43% (44% in Italia) ammette di avere profili personali sui social media che potrebbero avere un impatto negativo sulla propria privacy.

Questo divario tra la preoccupazione per l’utilizzo dei propri dati e la leggerezza con cui gli stessi vengono spesso condivisi dai consumatori rappresenta una sfida che le organizzazioni devono saper affrontare e gestire, per poter garantire ai propri clienti che i dati forniti siano al sicuro e utilizzati in modo responsabile.

La fiducia richiede sicurezza, privacy e trasparenza

Quindi, quali azioni possono intraprendere le aziende per creare e rafforzare quel rapporto di fiducia di cui hanno bisogno con i clienti? In primo luogo, la sicurezza dei dati è fondamentale: le organizzazioni devono essere in grado di mitigare le minacce informatiche e arginare l’uso improprio dei dati attraverso policy di sicurezza che proteggano persone, processi e servizi digitali.

Ed è proprio sull’efficacia dei controlli di sicurezza che poggia la privacy dei dati, ovvero il secondo pilastro che costituisce la fiducia dei clienti. In passato, la privacy si basava sull’idea di trasparenza: le aziende consideravano soddisfatti i loro obblighi se, al momento dell’iscrizione a un servizio, gli utenti venivano informati sull’utilizzo dei loro dati. In effetti, questa era la premessa di base del GDPR in Europa.

Oggi questo livello di trasparenza non è più sufficiente. Comprensibilmente, molti consumatori ritengono che gli avvisi sulla privacy su app e siti web non forniscano in realtà alcuna scelta o controllo significativi: dopotutto, se non accettano, potrebbero non essere in grado di utilizzare il servizio. Questa mancanza di controllo si riflette anche nei risultati della nostra ricerca: il 40% delle persone intervistate in Europa (il 37% in Italia) ammette di accettare tutti i cookie dei siti web senza ulteriori indagini per risparmiare tempo. Ancora una volta, ci troviamo innanzi a una dicotomia tra intenzione ed effettivo comportamento.

Il controllo e la scelta, così come la trasparenza, sono ora al centro della questione della privacy. Le organizzazioni, in particolare quelle del settore tecnologico, devono dare la priorità a questi elementi, porli al centro delle proprie decisioni di progettazione (insieme alla sicurezza dei dati) e capire che un approccio incentrato sulla privacy può coesistere con l’innovazione.

In VMware stiamo affrontando questo problema attraverso un approccio che chiamiamo Privacy by Design. Lo integriamo in tutti i processi organizzativi e nelle tecnologie che coinvolgono i dati personali, consentendo ai nostri team di prodotto di offrire un’esperienza cliente conforme ma superiore. L’approccio segue quattro principi fondamentali: 1) inserire la privacy nelle prime fasi di sviluppo di un prodotto; 2) ridurre al minimo i dati che raccogliamo e utilizziamo; 3) salvaguardare i dati personali con i più elevati standard di sicurezza informatica; 4) lasciare che siano gli utenti a scegliere quali dati personali fornire, ove possibile.

Rivalutare il modo in cui ci si relaziona con i clienti in funzione della privacy è qualcosa che le aziende di ogni tipo devono ai loro clienti. In caso contrario, rischiano di perderli del tutto. Tuttavia, le aziende tecnologiche hanno obblighi più importanti: concentrarsi sulla sicurezza, sulla privacy-by-design e sulla trasparenza non è solo la cosa giusta da fare per i clienti e per la società, ma anche per alzare il livello del nostro settore. Dopotutto, in un mondo digitale in continua espansione, la responsabilità di ricostruire la fiducia nella tecnologia ricade inevitabilmente sulle nostre spalle. E, naturalmente, è questa responsabilità collettiva nel costruire la fiducia dei consumatori che porterà le nostre economie digitali al livello successivo.

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Gran parte del problema con la fiducia nella tecnologia è che è in gran parte basata sui dati. E, se le aziende desiderano promuovere servizi altamente personalizzati ai propri clienti, sono sempre più preoccupate per come viene raggiunta questa personalizzazione, come vengono utilizzati e monetizzati il ​​loro comportamento online e i dati personali e se tali dati sono validi, Sicurezza. In un recente sondaggio commissionato da VMware[1], due terzi (66%) dei consumatori europei (55% in Italia) hanno ammesso di non sapere chi ha accesso ai propri dati personali o come vengono utilizzati.

Tali preoccupazioni sono inevitabilmente aumentate quando la notizia della violazione dei dati ha fatto notizia, esponendo improvvisamente informazioni private a milioni di persone. Proprio come la sicurezza informatica è diventata una priorità assoluta per molti consumatori, così è diventata la privacy dei dati.

Il dilemma del consumatore
Un altro problema è legato ai cambiamenti nel comportamento dei consumatori. La ricerca mostra che il 58% dei consumatori (44% in Italia) è preoccupato che terze parti vedano dove viaggiano, dove fanno acquisti e cosa acquistano, e quasi la metà (45% in Italia) è preoccupata che le organizzazioni registreranno queste informazioni. fallo sul loro dispositivo. Tuttavia, nonostante queste preoccupazioni, il 43% (44% in Italia) ammette di avere profili personali sui social media che potrebbero avere un impatto negativo sulla propria privacy.

Questo divario tra la preoccupazione per l’utilizzo dei propri dati e la leggerezza con cui gli stessi vengono spesso condivisi dai consumatori rappresenta una sfida che le organizzazioni devono saper affrontare e gestire, per poter garantire ai propri clienti che i dati forniti siano al sicuro e utilizzati in modo responsabile.

La fiducia richiede sicurezza, privacy e trasparenza

Quindi, quali azioni possono intraprendere le aziende per creare e rafforzare quel rapporto di fiducia di cui hanno bisogno con i clienti? In primo luogo, la sicurezza dei dati è fondamentale: le organizzazioni devono essere in grado di mitigare le minacce informatiche e arginare l’uso improprio dei dati attraverso policy di sicurezza che proteggano persone, processi e servizi digitali.

Ed è proprio sull’efficacia dei controlli di sicurezza che poggia la privacy dei dati, ovvero il secondo pilastro che costituisce la fiducia dei clienti. In passato, la privacy si basava sull’idea di trasparenza: le aziende consideravano soddisfatti i loro obblighi se, al momento dell’iscrizione a un servizio, gli utenti venivano informati sull’utilizzo dei loro dati. In effetti, questa era la premessa di base del GDPR in Europa.

Oggi questo livello di trasparenza non è più sufficiente. Comprensibilmente, molti consumatori ritengono che gli avvisi sulla privacy su app e siti web non forniscano in realtà alcuna scelta o controllo significativi: dopotutto, se non accettano, potrebbero non essere in grado di utilizzare il servizio. Questa mancanza di controllo si riflette anche nei risultati della nostra ricerca: il 40% delle persone intervistate in Europa (il 37% in Italia) ammette di accettare tutti i cookie dei siti web senza ulteriori indagini per risparmiare tempo. Ancora una volta, ci troviamo innanzi a una dicotomia tra intenzione ed effettivo comportamento.

Il controllo e la scelta, così come la trasparenza, sono ora al centro della questione della privacy. Le organizzazioni, in particolare quelle del settore tecnologico, devono dare la priorità a questi elementi, porli al centro delle proprie decisioni di progettazione (insieme alla sicurezza dei dati) e capire che un approccio incentrato sulla privacy può coesistere con l’innovazione.

In VMware stiamo affrontando questo problema attraverso un approccio che chiamiamo Privacy by Design. Lo integriamo in tutti i processi organizzativi e nelle tecnologie che coinvolgono i dati personali, consentendo ai nostri team di prodotto di offrire un’esperienza cliente conforme ma superiore. L’approccio segue quattro principi fondamentali: 1) inserire la privacy nelle prime fasi di sviluppo di un prodotto; 2) ridurre al minimo i dati che raccogliamo e utilizziamo; 3) salvaguardare i dati personali con i più elevati standard di sicurezza informatica; 4) lasciare che siano gli utenti a scegliere quali dati personali fornire, ove possibile.

Rivalutare il modo in cui ci si relaziona con i clienti in funzione della privacy è qualcosa che le aziende di ogni tipo devono ai loro clienti. In caso contrario, rischiano di perderli del tutto. Tuttavia, le aziende tecnologiche hanno obblighi più importanti: concentrarsi sulla sicurezza, sulla privacy-by-design e sulla trasparenza non è solo la cosa giusta da fare per i clienti e per la società, ma anche per alzare il livello del nostro settore. Dopotutto, in un mondo digitale in continua espansione, la responsabilità di ricostruire la fiducia nella tecnologia ricade inevitabilmente sulle nostre spalle. E, naturalmente, è questa responsabilità collettiva nel costruire la fiducia dei consumatori che porterà le nostre economie digitali al livello successivo.

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Gran parte del problema con la fiducia nella tecnologia è che è in gran parte basata sui dati. E, se le aziende desiderano promuovere servizi altamente personalizzati ai propri clienti, sono sempre più preoccupate per come viene raggiunta questa personalizzazione, come vengono utilizzati e monetizzati il ​​loro comportamento online e i dati personali e se tali dati sono validi, Sicurezza. In un recente sondaggio commissionato da VMware[1], due terzi (66%) dei consumatori europei (55% in Italia) hanno ammesso di non sapere chi ha accesso ai propri dati personali o come vengono utilizzati.

Tali preoccupazioni sono inevitabilmente aumentate quando la notizia della violazione dei dati ha fatto notizia, esponendo improvvisamente informazioni private a milioni di persone. Proprio come la sicurezza informatica è diventata una priorità assoluta per molti consumatori, così è diventata la privacy dei dati.

Il dilemma del consumatore
Un altro problema è legato ai cambiamenti nel comportamento dei consumatori. La ricerca mostra che il 58% dei consumatori (44% in Italia) è preoccupato che terze parti vedano dove viaggiano, dove fanno acquisti e cosa acquistano, e quasi la metà (45% in Italia) è preoccupata che le organizzazioni registreranno queste informazioni. fallo sul loro dispositivo. Tuttavia, nonostante queste preoccupazioni, il 43% (44% in Italia) ammette di avere profili personali sui social media che potrebbero avere un impatto negativo sulla propria privacy.

Questo divario tra la preoccupazione per l’utilizzo dei propri dati e la leggerezza con cui gli stessi vengono spesso condivisi dai consumatori rappresenta una sfida che le organizzazioni devono saper affrontare e gestire, per poter garantire ai propri clienti che i dati forniti siano al sicuro e utilizzati in modo responsabile.

La fiducia richiede sicurezza, privacy e trasparenza

Quindi, quali azioni possono intraprendere le aziende per creare e rafforzare quel rapporto di fiducia di cui hanno bisogno con i clienti? In primo luogo, la sicurezza dei dati è fondamentale: le organizzazioni devono essere in grado di mitigare le minacce informatiche e arginare l’uso improprio dei dati attraverso policy di sicurezza che proteggano persone, processi e servizi digitali.

Ed è proprio sull’efficacia dei controlli di sicurezza che poggia la privacy dei dati, ovvero il secondo pilastro che costituisce la fiducia dei clienti. In passato, la privacy si basava sull’idea di trasparenza: le aziende consideravano soddisfatti i loro obblighi se, al momento dell’iscrizione a un servizio, gli utenti venivano informati sull’utilizzo dei loro dati. In effetti, questa era la premessa di base del GDPR in Europa.

Oggi questo livello di trasparenza non è più sufficiente. Comprensibilmente, molti consumatori ritengono che gli avvisi sulla privacy su app e siti web non forniscano in realtà alcuna scelta o controllo significativi: dopotutto, se non accettano, potrebbero non essere in grado di utilizzare il servizio. Questa mancanza di controllo si riflette anche nei risultati della nostra ricerca: il 40% delle persone intervistate in Europa (il 37% in Italia) ammette di accettare tutti i cookie dei siti web senza ulteriori indagini per risparmiare tempo. Ancora una volta, ci troviamo innanzi a una dicotomia tra intenzione ed effettivo comportamento.

Il controllo e la scelta, così come la trasparenza, sono ora al centro della questione della privacy. Le organizzazioni, in particolare quelle del settore tecnologico, devono dare la priorità a questi elementi, porli al centro delle proprie decisioni di progettazione (insieme alla sicurezza dei dati) e capire che un approccio incentrato sulla privacy può coesistere con l’innovazione.

In VMware stiamo affrontando questo problema attraverso un approccio che chiamiamo Privacy by Design. Lo integriamo in tutti i processi organizzativi e nelle tecnologie che coinvolgono i dati personali, consentendo ai nostri team di prodotto di offrire un’esperienza cliente conforme ma superiore. L’approccio segue quattro principi fondamentali: 1) inserire la privacy nelle prime fasi di sviluppo di un prodotto; 2) ridurre al minimo i dati che raccogliamo e utilizziamo; 3) salvaguardare i dati personali con i più elevati standard di sicurezza informatica; 4) lasciare che siano gli utenti a scegliere quali dati personali fornire, ove possibile.

Rivalutare il modo in cui ci si relaziona con i clienti in funzione della privacy è qualcosa che le aziende di ogni tipo devono ai loro clienti. In caso contrario, rischiano di perderli del tutto. Tuttavia, le aziende tecnologiche hanno obblighi più importanti: concentrarsi sulla sicurezza, sulla privacy-by-design e sulla trasparenza non è solo la cosa giusta da fare per i clienti e per la società, ma anche per alzare il livello del nostro settore. Dopotutto, in un mondo digitale in continua espansione, la responsabilità di ricostruire la fiducia nella tecnologia ricade inevitabilmente sulle nostre spalle. E, naturalmente, è questa responsabilità collettiva nel costruire la fiducia dei consumatori che porterà le nostre economie digitali al livello successivo.

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Gran parte del problema con la fiducia nella tecnologia è che è in gran parte basata sui dati. E, se le aziende desiderano promuovere servizi altamente personalizzati ai propri clienti, sono sempre più preoccupate per come viene raggiunta questa personalizzazione, come vengono utilizzati e monetizzati il ​​loro comportamento online e i dati personali e se tali dati sono validi, Sicurezza. In un recente sondaggio commissionato da VMware[1], due terzi (66%) dei consumatori europei (55% in Italia) hanno ammesso di non sapere chi ha accesso ai propri dati personali o come vengono utilizzati.

Tali preoccupazioni sono inevitabilmente aumentate quando la notizia della violazione dei dati ha fatto notizia, esponendo improvvisamente informazioni private a milioni di persone. Proprio come la sicurezza informatica è diventata una priorità assoluta per molti consumatori, così è diventata la privacy dei dati.

Il dilemma del consumatore
Un altro problema è legato ai cambiamenti nel comportamento dei consumatori. La ricerca mostra che il 58% dei consumatori (44% in Italia) è preoccupato che terze parti vedano dove viaggiano, dove fanno acquisti e cosa acquistano, e quasi la metà (45% in Italia) è preoccupata che le organizzazioni registreranno queste informazioni. fallo sul loro dispositivo. Tuttavia, nonostante queste preoccupazioni, il 43% (44% in Italia) ammette di avere profili personali sui social media che potrebbero avere un impatto negativo sulla propria privacy.

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Quindi, quali azioni possono intraprendere le aziende per creare e rafforzare quel rapporto di fiducia di cui hanno bisogno con i clienti? In primo luogo, la sicurezza dei dati è fondamentale: le organizzazioni devono essere in grado di mitigare le minacce informatiche e arginare l’uso improprio dei dati attraverso policy di sicurezza che proteggano persone, processi e servizi digitali.

Ed è proprio sull’efficacia dei controlli di sicurezza che poggia la privacy dei dati, ovvero il secondo pilastro che costituisce la fiducia dei clienti. In passato, la privacy si basava sull’idea di trasparenza: le aziende consideravano soddisfatti i loro obblighi se, al momento dell’iscrizione a un servizio, gli utenti venivano informati sull’utilizzo dei loro dati. In effetti, questa era la premessa di base del GDPR in Europa.

Oggi questo livello di trasparenza non è più sufficiente. Comprensibilmente, molti consumatori ritengono che gli avvisi sulla privacy su app e siti web non forniscano in realtà alcuna scelta o controllo significativi: dopotutto, se non accettano, potrebbero non essere in grado di utilizzare il servizio. Questa mancanza di controllo si riflette anche nei risultati della nostra ricerca: il 40% delle persone intervistate in Europa (il 37% in Italia) ammette di accettare tutti i cookie dei siti web senza ulteriori indagini per risparmiare tempo. Ancora una volta, ci troviamo innanzi a una dicotomia tra intenzione ed effettivo comportamento.

Il controllo e la scelta, così come la trasparenza, sono ora al centro della questione della privacy. Le organizzazioni, in particolare quelle del settore tecnologico, devono dare la priorità a questi elementi, porli al centro delle proprie decisioni di progettazione (insieme alla sicurezza dei dati) e capire che un approccio incentrato sulla privacy può coesistere con l’innovazione.

In VMware stiamo affrontando questo problema attraverso un approccio che chiamiamo Privacy by Design. Lo integriamo in tutti i processi organizzativi e nelle tecnologie che coinvolgono i dati personali, consentendo ai nostri team di prodotto di offrire un’esperienza cliente conforme ma superiore. L’approccio segue quattro principi fondamentali: 1) inserire la privacy nelle prime fasi di sviluppo di un prodotto; 2) ridurre al minimo i dati che raccogliamo e utilizziamo; 3) salvaguardare i dati personali con i più elevati standard di sicurezza informatica; 4) lasciare che siano gli utenti a scegliere quali dati personali fornire, ove possibile.

Rivalutare il modo in cui ci si relaziona con i clienti in funzione della privacy è qualcosa che le aziende di ogni tipo devono ai loro clienti. In caso contrario, rischiano di perderli del tutto. Tuttavia, le aziende tecnologiche hanno obblighi più importanti: concentrarsi sulla sicurezza, sulla privacy-by-design e sulla trasparenza non è solo la cosa giusta da fare per i clienti e per la società, ma anche per alzare il livello del nostro settore. Dopotutto, in un mondo digitale in continua espansione, la responsabilità di ricostruire la fiducia nella tecnologia ricade inevitabilmente sulle nostre spalle. E, naturalmente, è questa responsabilità collettiva nel costruire la fiducia dei consumatori che porterà le nostre economie digitali al livello successivo.

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Tali preoccupazioni sono inevitabilmente aumentate quando la notizia della violazione dei dati ha fatto notizia, esponendo improvvisamente informazioni private a milioni di persone. Proprio come la sicurezza informatica è diventata una priorità assoluta per molti consumatori, così è diventata la privacy dei dati.

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Un altro problema è legato ai cambiamenti nel comportamento dei consumatori. La ricerca mostra che il 58% dei consumatori (44% in Italia) è preoccupato che terze parti vedano dove viaggiano, dove fanno acquisti e cosa acquistano, e quasi la metà (45% in Italia) è preoccupata che le organizzazioni registreranno queste informazioni. fallo sul loro dispositivo. Tuttavia, nonostante queste preoccupazioni, il 43% (44% in Italia) ammette di avere profili personali sui social media che potrebbero avere un impatto negativo sulla propria privacy.

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